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Pigozzo: team multidisciplinare per la gestione del melanoma

Ancora oggi poco conosciuto, eppure coinvolge tutte le fasce d’età, anche quelle più giovani. È il melanoma, tumore della cute, per il quale l’Associazione Italiana Registri Tumori ha stimato nel 2020 poco meno di 15 mila nuovi casi.

Per Jacopo Pigozzo, medico specialista dell’Istituto Oncologico Veneto IRCCS di Padova, la gestione dei pazienti affetti da questo tipo di patologia deve avvenire nell’ambito di gruppi multidisciplinari. Il ruolo del dermatologo è fondamentale, rappresenta il primo passaggio per la diagnosi della malattia, ma – afferma Pigozzo – «sappiamo bene che oggi non si può più ragionare per compartimenti stagni quando si pensa al trattamento di un tumore, e questo vale anche per il melanoma». Ecco perché determinante diventa anche la figura del medico di famiglia, che permette non solo di arrivare più rapidamente alla diagnosi, ma indirizza il paziente verso un percorso ospedaliero. Il passaggio successivo – non prima però di essersi sottoposti ad un percorso chirurgico – è quello di rivolgersi all’oncologo, che si occupa della terapia medica.

In questi anni di pandemia, la telemedicina, il teleconsulto e le terapie orali hanno rappresentato uno strumento importante per cercare di garantire la cura del paziente e la continuità terapeutica. «Nella prima fase, durante la quale abbiamo dovuto rivedere l’organizzazione delle strutture ospedaliere, riuscire a gestire i pazienti a distanza ha rappresentato certamente un vantaggio non indifferente perché da una parte consentiva ai pazienti di ridurre l’accesso agli ospedali e dall’altra ci permetteva di seguirli direttamente a domicilio» ricorda Pigozzo. «In merito al follow-up – continua lo specialista – è fondamentale, fa parte di qualsiasi percorso di cura del paziente. È strutturato nei centri dove esiste un gruppo multidisciplinare e ci permette di arrivare all’obbiettivo principale: individuare un’eventuale recidiva in fase precoce, in modo da poter aumentare le chance di cura».

Per quanto riguarda infine il ritorno ai luoghi di cura, spiega l’oncologo, «è ormai un dato di fatto. L’ospedale è sicuro, l’attività relativa alla gestione del paziente è sostanzialmente in linea con quella del periodo pre-Covid». Si procede dunque verso un ritorno alla normalità, per assicurare al paziente un percorso di cura il più efficace possibile ed un’assistenza che comunque non è mai venuta meno.

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