Nel linguaggio comune “100%” significa totale, assoluto, completo. È un numero che comunica sicurezza piena. Applicato alla protezione solare, però, rischia di generare un fraintendimento.
Il Sun Protection Factor, o SPF, non è una percentuale di schermatura. È un rapporto tra la dose di radiazione UVB necessaria a provocare eritema su pelle protetta e quella necessaria su pelle non protetta. In altre parole, misura quanto viene aumentata la soglia di arrossamento.
Questo implica una conseguenza importante: anche con SPF elevati una parte della radiazione ultravioletta raggiunge comunque la pelle.
Un modo corretto per comprendere la differenza tra vari livelli di SPF è osservare la quantità di radiazione trasmessa. Se un filtro lascia passare il 3% della radiazione eritematogena e un altro l’1,5%, la differenza può sembrare piccola in termini percentuali di blocco. Ma in termini di dose trasmessa significa che la quantità che raggiunge la pelle è circa dimezzata.
Raddoppiare l’SPF comporta una riduzione approssimativa della radiazione UVB trasmessa di circa il 50%. Non è un dettaglio marginale. È un cambiamento fisicamente rilevante.
Tuttavia, nessun filtro solare elimina completamente la trasmissione. La protezione assoluta non è fisicamente ottenibile con i sistemi attualmente disponibili. I filtri funzionano assorbendo o riflettendo una parte della radiazione, ma una quota residua attraversa comunque il film applicato sulla pelle.
Un ulteriore elemento da considerare riguarda l’applicazione reale. I test SPF vengono condotti applicando 2 mg/cm² di prodotto. Nella pratica quotidiana le persone applicano in media quantità inferiori. Questo significa che la protezione effettiva può risultare inferiore a quella indicata in etichetta. Per questo motivo, SPF più elevati possono offrire un margine di sicurezza maggiore, compensando parzialmente errori di quantità applicata o distribuzione non uniforme.
Il problema nasce quando un numero molto alto viene interpretato come sinonimo di protezione totale. Dal punto di vista comunicativo, un SPF100 può far pensare che sia uno schermo totale, che non passi alcun raggio solare. La protezione solare non è un interruttore acceso o spento. È una riduzione di dose. Più alto è l’SPF, minore è la quantità di UVB che raggiunge la pelle. Ma una quota residua esiste sempre.
La strategia corretta non è cercare la soluzione magica che risolve ogni problema, bensì combinare più misure: applicazione adeguata del prodotto e nelle giuste quantità, riapplicazione regolare, limitazione dell’esposizione nelle ore in cui l’UV INDEX è elevato e protezione meccanica con indumenti UPF e cappelli.
Articolo a cura di Gianluca Pistore
L’autore
Gianluca Pistore è laureando in Medicina e Chirurgia e si occupa di prevenzione oncologica e divulgazione scientifica. È fondatore e presidente dell’Associazione MelanomaDay, nata per promuovere la diagnosi precoce e la consapevolezza sul melanoma. Svolge attività di informazione, in particolare sui social dove è seguito da oltre 70.000 persone, rivolta ai pazienti e al pubblico generale, con l’obiettivo di rendere la medicina più comprensibile, accessibile e fondata sulle evidenze scientifiche.